Intervista a Isabella Manunta

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Intervista a Isabella Manunta

Con La Mangiatrice di libri, Isabella Manunta porta sulla pagina una protagonista che ha molto di sé: Betty, giovane donna che attraversa amore, famiglia, amicizia, ambizioni e difficoltà cercando di costruire il proprio posto nel mondo. Nato inizialmente come esercizio per il teatro, il racconto si è trasformato nel tempo in un romanzo, fino ad arrivare alla pubblicazione con Catartica. Abbiamo incontrato l’autrice per parlare del libro, della sua nascita e del significato che ha assunto per lei questo primo passo nel mondo della scrittura.

1) Partiamo dal titolo: perché “La mangiatrice di libri” Quando hai capito che era quello giusto per la tua storia?

“La mangiatrice di libri” è come mi descrive mamma quando mi vede leggere libri grossi, ad esempio Il Codice Da Vinci come se avesse poche pagine. La storia che racconto nel mio libro è nata come un esercizio per il teatro e poi, gradualmente, è diventato il manoscritto per i lettori. Il titolo è arrivato in modo naturale.

2) La storia parte da una situazione apparentemente semplice, legata all’amore e alla quotidianità, ma poi prende una direzione diversa. Quando hai iniziato a scrivere avevi già in mente dove sarebbe arrivata Betty, oppure la storia si è costruita strada facendo?

Quando ho iniziato a scrivere non avevo preso nessuna decisione precisa, Betty non aveva un percorso predisposto. Ho costruito il personaggio pensando anche a me stessa e alla mia immagine, e da lì ho sviluppato la storia.

3) Per Betty la lettura sembra essere non soltanto una passione, ma anche una forma di rifugio e uno strumento per affrontare quello che le accade. Pensi che i libri possano davvero aiutarci a superare i momenti difficili?

Sì, possono essere utili perché ci aiutano ad evadere da quelle che sono le nostre difficoltà quotidiane.

4) Il romanzo parla di fragilità e imperfezione. Ti interessava più mostrare una protagonista che vince o una che impara?

Entrambe le cose. Betty vuole dimostrare, sia alla sua famiglia sia a sé stessa, di essere all’altezza delle sue scelte, sia nella vita personale sia nel lavoro al Disco Hope, la discoteca in cui lavora e che un tempo era il ristorante del nonno. Allo stesso tempo, però, Betty impara ad affrontare le difficoltà dopo l’incidente in auto.

5) Quanto di personale, anche in senso metaforico, c’è della tua esperienza nel romanzo?

Di me c’è la voglia di far notare le mie idee, ma soprattutto la necessità di chiudere definitivamente con le mie debolezze del passato. L’idea, diciamo, è quella di dare una prospettiva più bella al futuro della protagonista. Betty sono io, ma in una versione più vivace.

6) Questa è la tua prima esperienza con un romanzo pubblicato. Com’è stato passare dalla scrittura privata all’idea che quello che avevi scritto sarebbe stato letto da altre persone?

Prima scrivevo per me stessa, per rilassarmi, senza avere un fine preciso. Quando ho iniziato a scrivere per Catartica, con l’idea di pubblicare un libro, tutto è diventato più impegnativo. Sapevo che sarebbe arrivato a un pubblico più ampio ed è stato anche faticoso seguire tutte le indicazioni della casa editrice.

7) Com’è stato il primo momento in cui hai visto il tuo nome su una copertina?

È stato un momento molto emozionante, perché con il libro ho messo nella stessa stanza due parti importanti della mia vita: le persone da cui ho preso forza e ambizione e gli amici con cui posso condividere tutto quello che sono. Il libro, in qualche modo, mi ha permesso di parlare di me e di essere fiera di me stessa.

8) Stai già lavorando a qualcosa di nuovo? Betty potrebbe tornare, oppure senti il bisogno di raccontare una storia diversa?

Per il momento sto provando a scrivere un altro testo, prima di pensare al seguito de La mangiatrice di libri. Per continuare la storia di Betty, però, vorrei prima capire cosa è piaciuto di più ai lettori e se hanno voglia di ritrovarla in un altro libro.

9) Cosa ti piacerebbe rimanesse al lettore dopo aver chiuso l’ultima pagina?

In generale, spero che si sentano a loro agio leggendo il mio libro. E vorrei vedere gli adulti ridere davanti alla scena del ghiro, con quello sguardo che hanno i bambini quando guardano il loro cartone animato preferito.

10) Dopo un esordio così, la seconda volta si affronta con più sicurezza o con più paura?

Sono sicura che farò un macello!

La mangiatrice di libri – Isabella Manunta, Catartica Edizioni, Collana In Quiete, 2026

(Redazione)

© Credit indielibri

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