Sassari, 1922: la storia vera dietro il primo racconto di Sette volte Sassari

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Sassari, 1922: la storia vera dietro il primo racconto di Sette volte Sassari

Il primo racconto di Sette volte Sassari, “A chi dire grazie”, porta il lettore nella Sassari dell’agosto 1922, dentro i giorni tesi dello sciopero generale legalitario proclamato dall’Alleanza del Lavoro e legato, sul piano politico, alla linea riformista di Filippo Turati. Nel libro di Andrea Taffi, uscito per Catartica Edizioni nel gennaio 2026, i personaggi e le situazioni sono romanzati, ma l’innesco narrativo affonda in fatti realmente accaduti nella città turritana.

Il volume presenta infatti sette racconti ispirati a episodi veri della storia sassarese tra il 1922 e il 1973, e il primo prende avvio proprio dallo sciopero legalitario contro le violenze delle squadracce fasciste. È una scelta significativa, perché colloca subito il lettore in una città attraversata non da un conflitto astratto, ma da una crisi concreta della convivenza civile, dell’ordine pubblico e della tenuta delle istituzioni.

Lo sciopero del 1922 venne proclamato come risposta all’offensiva dello squadrismo e alla distruzione sistematica di camere del lavoro, cooperative, sedi popolari e amministrazioni locali riconducibili al movimento operaio. La definizione di “legalitario” non indicava quindi una spinta insurrezionale, ma al contrario la volontà di difendere le libertà politiche e sindacali e di chiedere il ripristino della legalità democratica contro la violenza organizzata.

Questo passaggio di Il Piccolo del 3 agosto 1922 restituisce bene il clima di quei giorni: lo sciopero viene presentato come un tentativo di ristabilire ordine e legalità, cioè come difesa di uno spazio pubblico già aggredito dalle violenze fasciste. È in questo quadro che Taffi colloca il suo racconto, trasformando un fatto reale in narrazione senza perdere la tensione storica del momento.

Nel caso sassarese, il riferimento documentario più netto compare nel terzo volume di Tutti i giorni della Sardegna, a p. 581, uscito nella collana La Biblioteca della Nuova Sardegna, dove alla data del 2 agosto 1922 si legge: “Sciopero dei ferrovieri. Deraglia per un attentato il Sassari-Porto Torres, resta ferito un macchinista. A Sassari vengono arrestati alcuni ferrovieri comunisti, e il segretario del sindacato ferrovieri, il socialista massimalista professor Massimo Stara, consigliere comunale”. È un passaggio breve, ma sufficiente a restituire il clima di quei giorni: il deragliamento del treno, gli arresti, la tensione politica, il rischio che la violenza tracimi in vendetta e resa dei conti

Ed è proprio qui che il racconto lavora in profondità. Taffi non scrive una ricostruzione storiografica, ma usa la materia storica per dare corpo a una vicenda romanzata in cui il commissario Landi e l’avvocato Salis si muovono dentro una Sassari lacerata, spettatori e protagonisti di giornate in cui l’eccezione sembra diventare la regola. La forza del testo sta nel tenere insieme il dato documentario e la temperatura umana dei fatti: il treno deragliato, il tentativo di linciaggio, la paura, la faziosità, l’ambiguità di chi osserva e insieme è costretto a scegliere.

Per questo “A chi dire grazie” funziona bene come apertura dell’intero libro. Non solo perché inaugura il percorso cronologico di Sette volte Sassari, ma perché mostra subito il metodo di Andrea Taffi: partire da un episodio reale, spesso laterale o poco ricordato, e trasformarlo in racconto senza cancellarne l’attrito storico. Ne nasce una narrativa che non illustra la storia, ma la riattraversa; e che, nel farlo, restituisce a Sassari il ruolo di protagonista vera del libro, con le sue fratture, i suoi fantasmi e la sua memoria civile.

(Redazione)

Sette volte Sassari – Andrea Taffi, Catartica Edizioni, 2025

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