Emanuel Carnevali, Il Primo Dio

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Emanuel Carnevali, Il Primo Dio

A sedici anni Emanuel Carnevali lascia Firenze e attraversa l’oceano diretto negli Stati Uniti. È il 1914. Davanti a lui ci sono un Paese sconosciuto, la necessità di lavorare e una vita da costruire lontano dall’Italia. Dietro di sé lascia un’adolescenza inquieta e turbolenta. Negli otto anni che seguiranno conoscerà la durezza dell’emigrazione, ma anche la poesia e la letteratura, fino a trasformare quella stessa esperienza in materia di scrittura.

È questa la vicenda raccontata in Il Primo Dio, opera fortemente autobiografica di Emanuel Carnevali, pubblicata da Catartica Edizioni nella serie Novecento, con introduzione di Davide Barella. Il volume è uscito il 31 luglio 2026, con una copertina firmata da Salvatore Palita.

L’America che Carnevali incontra è molto lontana dall’immagine di un luogo dove tutto è possibile. Ci sono il lavoro duro, la precarietà, la solitudine e la difficoltà di inserirsi in una realtà linguistica e culturale diversa. Il giovane fiorentino deve imparare a sopravvivere e, nello stesso tempo, cerca di trovare una propria strada come scrittore.

Il Primo Dio nasce da questa esperienza e ne restituisce il carattere diretto e personale. Carnevali racconta una realtà fatta di stenti e difficoltà, senza trasformarla in un racconto di facile riscatto. La sua esperienza americana diventa così anche un percorso di formazione letteraria, nel quale la poesia assume un ruolo centrale.

Negli Stati Uniti Carnevali lavora, vive in condizioni difficili e scrive. La letteratura diventa il modo attraverso cui raccontare la propria condizione e dare forma alla solitudine, alla precarietà e allo sradicamento. L’emigrante e lo scrittore procedono così lungo lo stesso percorso.

La vicenda di Carnevali si colloca nel grande fenomeno dell’emigrazione italiana verso gli Stati Uniti dei primi decenni del Novecento, ma mantiene una dimensione profondamente individuale. È la storia di un ragazzo che parte molto giovane e si trova improvvisamente a confrontarsi con il lavoro, la necessità economica e una società nuova, cercando contemporaneamente di affermare la propria identità.

La sua parabola viene però segnata dalla malattia. L’encefalite letargica condiziona pesantemente gli ultimi anni della sua vita e interrompe una vicenda letteraria che aveva già mostrato una voce originale. Dopo il ritorno in Italia, Carnevali muore a Bologna nel 1942, a soli 45 anni.

Nel suo saggio introduttivo, Morire per un tozzo di paneDavide Barella ricostruisce il viaggio americano di Carnevali e lo inserisce nel contesto storico e letterario dell’epoca. La vicenda dello scrittore diventa anche l’occasione per riflettere sul fenomeno migratorio e sulle motivazioni che spingono le persone a lasciare la propria terra alla ricerca di lavoro e di condizioni di vita migliori.

È proprio questo uno degli elementi che rende la storia di Carnevali ancora attuale. La distanza di oltre un secolo non cancella alcune delle domande legate alla scelta di partire: cosa significa lasciare il proprio Paese, cosa si trova dall’altra parte dell’oceano e quale prezzo può avere la ricerca di una vita diversa.

Barella, nato a Sanremo nel 1972, è docente di Lettere, saggista, scrittore e curatore editoriale. Vive e lavora nel Ponente ligure. Per Catartica Edizioni ha già curato, nella Collana RaichinasLe pantere di Algeri di Emilio Salgari nel 2020 e Grazia Deledda, gli anni della Riviera Ligure nel 2025.

Con Il Primo DioEmanuel Carnevali torna al centro dell’attenzione come una delle voci più singolari della letteratura italiana del Novecento: un autore che ha vissuto direttamente l’emigrazione e ne ha fatto uno dei materiali della propria scrittura.

Il Primo Dio – Emanuel Carnevali, Catartica Edizioni, 2026, Novecento, introduzione di Davide Barella.

(Redazione)

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