La prima recensione del 2026 è dedicata a Paolo Lubinu e alla sua Combinazione vincente. Questa lettura è un’esperienza poliedrica, che assume contorni diversi a seconda del lettore che incontra. Non c’è una sola versione dei fatti, c’è l’interpretazione dei fatti, co-protagonista della storia. Paolo è abile a creare intrecci e mescolare desideri, paure, fantasie, dando vita a personaggi “normali”, molto imperfetti, pieni di contraddizioni e debolezze, sogni e tormenti, a volte paralizzati dal dubbio ma anche animati da una voglia di riscatto e rinascita esplosivi. Forse proprio la formula vincente con cui “essere vivi”. Chi lo sa? Sicuramente non ci fornisce certezze. Paolo ha uno stile estremamente realistico, dalla prima all’ultima pagina, il suo linguaggio è diretto, a volte ironico, altre sarcastico, ruvido, senza fronzoli e ogni parola che sceglie, sembra scelta perché l’unica possibile in grado di descrivere al meglio quella particolare situazione, emozione o scena.
Bruno è il protagonista tormentato di questa storia, giovane giornalista, alle prese con un momento di frattura interiore: una fase della vita in cui tutto ciò che sembrava funzionare, smette improvvisamente di farlo. Relazioni, lavoro, identità personale entrano in crisi e lo costringono a fermarsi e a fare i conti con ciò che ha fino a quel momento allontanato o rimosso. Vaga alla ricerca di qualcosa che probabilmente deve ancora scoprire, che in realtà, tutto sommato, al di là della sua apparente indecisione, conosce benissimo anche se non consapevolmente. È in bilico tra un rapporto collaudato con Marcela De Blonde, bella e desiderata e Daniela, dolce e fragile. Marcela è fatalmente innamorata di lui o forse ossessionata da lui, difficile dirlo, perché a volte la linea che separa l’amore dall’abitudine o l’idea dell’amore, è sottilissima. Lo stesso vale per Daniela e Bruno stesso.
Così Paolo racconta la fragilità, l’illusione del controllo, il peso delle aspettative e il desiderio di ricominciare senza le catene delle “istruzioni all’uso”. Non c’è un unico cammino verso la salvezza: ogni passaggio è accompagnato da dubbi, ricadute, contraddizioni. La trasformazione, quando arriva, è parziale, imperfetta, profondamente umana. Paolo non ci regala una soluzione ma insinua una domanda: qual è la vera vittoria nella vita? Trovare la formula giusta o accettare che la vita sia fatta di tentativi, errori e aggiustamenti continui? Ovviamente non c’è una risposta, Paolo offre solo un percorso possibile e non un finale rassicurante che tutti vorremmo come pozione magica.
Questa è la mia interpretazione de La combinazione vincente e la vostra qual è? Vi lascio un breve estratto che a me è piaciuto molto:
Io voglio il mondo come l’hanno disegnato i sognatori, come l’ho disegnato io e cioè senza senso; preferisco il caos, la spontaneità, all’ordine. Me le voglio godere senza trucchi, la vita, la birra, il male di vivere, la musica e tutte le mutandine possibili! E se proprio devo stare nell’abisso, che sia un abisso vero. Voglio, esigo e pretendo di sprofondare come mi pare, senza un copione scritto, da chi? Che stronzate. Voglio credere che alla fine magari era un errore, che magari non sto precipitando. Magari sto volando, no?
La combinazione vincente ‒ Paolo Lubinu, Catartica Edizioni, 2025
Buona lettura.
(Michela Magliona)
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